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Fatturazione elettronica: tutti la conoscono, nessuno può evitarla

Fatturazione elettronica

Ad un mese di distanza dall’introduzione della tanto discussa fatturazione elettronica, tutti ne abbiamo sentito parlare, ma forse non tutti ci abbiamo capito qualcosa.

In questo articolo, riepiloghiamo cos’è, perché è entrata in vigore la cosiddetta “E-fattura” e come funziona: con un po’ di pazienza non è poi così difficile.

COS’È

La fatturazione elettronica, già obbligatoria per le PA, lo è diventata da quest’anno, anche per i privati e ora regola quindi anche i pagamenti tra aziende (private), tra liberi professionisti titolari di partita IVA e tra entrambe queste due categorie ed i clienti privati cittadini, ovvero consumatori finali (nel primo caso parliamo di “B2b”, nel secondo di “B2c”).

La fatturazione elettronica si differenzia da quella cartacea (che non è più valida dal 1° gennaio 2019 – NB: chi le utilizza va incontro a sanzioni) per due aspetti:

    • È in formato digitale quindi emessa, seguendo precisi standard (formato Xml o FatturaPA per le fatture con la Pubblica Amministrazione), con un computer o un tablet/smartphone,;
  • Dev’essere ricevuta e trasmessa attraverso un “Sistema d’Interscambio “(SdI).

Come regola generale inoltre, queste fatture devono essere emesse entro 10 giorni dalla prestazione professionale ed essere registrate entro il 15 del mese successivo, oltre che conservate in formato digitale per dieci anni.

I professionisti in regime fiscale agevolato (vantaggio o forfettario), sono esonerati da questo adempimento e presenteranno quindi ancora la fattura cartacea, così come medici, farmacie, operatori sanitari, piccoli produttori agricoli, società sportive dilettantistiche e soggetti non residenti in Italia che effettuano o ricevono operazioni.

PERCHÉ

In Italia, come già accennato, la fatturazione elettronica è obbligatoria per le PA già da qualche anno: lo scorso 19 aprile 2018, però, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il Decreto di autorizzazione dell’Unione Europea, con cui l’UE autorizza, appunto, il nostro Paese ad introdurre la fatturazione elettronica anche tra privati, rendendola obbligatoria dal 1° gennaio 2019 sia per la cessione di beni che per la prestazione di servizi. Tale sistema ha la peculiarità di basarsi sullo stesso sistema di interscambio SdI dell’Agenzia delle entrate, già utilizzato per le PA.   

Questa novità che come altre sembra servire solo a “complicarci la vita”, si fonda su due validi obiettivi principali:

  • Il generare risparmi aumentando l’efficienza dei controlli sull’evasione fiscale che in Italia riguarda per una buona parte l’evasione IVA;
  • Incrementare la competitività delle imprese, adottando su larga scala processi di gestione digitalizzata (dematerializzazione dei processi delle imprese), per essere al passo con il mercato digitale europeo.

La fatturazione elettronica quindi, una volta “digerita”, porterà risparmio economico, non solo nella riduzione di produzione di materiale cartaceo, ma permetterà un maggior controllo sull’evasione fiscale oltre che una maggiore trasparenza ed un risparmio in termini di tempo e semplificazione, rendendo automatico e veloce la gestione delle fatture, eliminando costi di stampa, marche da bollo e, grazie all’archiviazione digitale, la necessità di idoneo spazio per la loro conservazione.

FIN QUI TUTTO BENE: MA COME FUNZIONA?

Per redigere una fattura elettronica, è necessario avere un PC, un tablet o uno smartphone ed un programma che consenta la compilazione del file fattura in formato Xml. L’Agenzia delle Entrate, mette a disposizione tre software gratuiti a tale scopo, ma è anche consentito scegliere di utilizzare altri programmi forniti da enti privati, spesso direttamente dai produttori di software gestionali.

Per chi non emette un grosso numero di fatture, è possibile usufruire ad esempio dei servizi gratuiti dell’Agenzia delle Entrate, in particolare accedendo al portale “Fatture e Corrispettivi” del sito stesso dell’AdE, la quale recupera i dati del professionista direttamente dall’Anagrafe Tributaria. Una cosa importante da sapere è che per accedere a questo portale, è necessario essere in possesso delle credenziali SPID (Sistema Pubblico dell’Identità Digitale), oppure Fisconline/Entratel o CNS (Carta Nazionale dei Servizi): possono tutte essere richieste on line o presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate.

Ecco il link al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate: https://ivaservizi.agenziaentrate.gov.it/portale/

Emettere una E-fattura:

Oltre a compilare i campi relativi con i propri dati identificativi, il prestatore d’opera o di servizi, cuiè il professionista o l’azienda, deve ricevere dal cliente finale il suo “Codice Destinatario” (codice univoco alfanumerico di 7 cifre) ed un indirizzo email al quale recapitare la fattura.

Inoltre:

  • Se il cliente comunica un indirizzo PEC, che andrà utilizzato quale indirizzo a cui inviare la fattura, il campo “Codice Destinatario” dovrà essere compilato con il valore “0000000” (sette volte zero);
  • Se il cliente non comunica alcun indirizzo telematico (ovvero è un consumatore finale oppure un operatore in regime di vantaggio o forfettario), sarà sufficiente compilare solo il campo “Codice Destinatario” con il valore “0000000” (sette volte zero).

Una fattura elettronica non inviata attraverso il SdI, viene considerata non emessa.

Il Sistema di Interscambio ha il compito di verificare la fattura emessa dal fornitore prima di trasmetterla al cliente: per questo processo possono volerci pochi minuti fino ad un massimo di cinque giorni.

Per tutte le fatture elettroniche inviate a privati (altri operatori IVA o consumatori finali), il SdI accetta anche file non firmati digitalmente.

Nel caso in cui, però, il file della fattura elettronica sia firmato digitalmente, il SdI esegue controlli sulla validità del certificato di firma.

Ricevere una E-fattura:

Per agevolare l’emissione della fattura elettronica da parte del fornitore del bene o del servizio, e quindi l’invio e la ricezione in modo corretto della fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio, è indispensabile che il cliente finale comunichi:

  • I propri dati anagrafici;
  • La partita Iva (se in possesso);
  • L’indirizzo telematico (email tradizionale/PEC ovvero il Codice Destinatario di 7 cifre).

I titolari di partita Iva, possono semplificare ulteriormente il passaggio di informazioni, in due modi:

  • Registrando presso il SdI l’indirizzo telematico al quale si vogliono ricevere tutte le fatture elettroniche;
  • Generando e portando sempre con sé, un codice QRCode (codice bidimensionale), che contiene tutti i dati necessari alla compilazione della fattura elettronica, una sorta di biglietto da visita digitale.

Se il cliente è un consumatore finale, un operatore in regime di vantaggio o forfettario, o un piccolo agricoltore, il fornitore dovrà rilasciargli una copia su carta (o per email) della fattura inviata al SdI ricordandogli che potrà consultare e scaricare l’originale della fattura elettronica nella sua area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate (per gli operatori Iva tale area è quella denominata “Consultazione Dati rilevanti ai fini IVA” del portale “Fatture e Corrispettivi”).

Per ulteriori chiarimenti segnaliamo la brochure informativa predisposta dall’Agenzia delle Entrate:

https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/Nsilib/Nsi/Aree+tematiche/Fatturazione+elettronica/Guida+Fatturazione+Elettronica/guida+FE+e+servizi+AdE+in+pdf/Guida_La+fattura_elettronica_e_i_servizi_gratuiti_dell%27Agenzia_delle_Entrate.pdf

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